• “Il loro modo di fotografare ha creato una tendenza e tutta una scuola”.

    Isa Tutino
  • “Aldo Ballo è stato il terzo occhio di intere generazioni di architetti e designers. Le sue foto hanno rivelato la precisione, l’intensità e la poesia di architetture, interni, mobili e oggetti, sottraendole all’affollamento e alla confusione del quotidiano e preservandole dalla polvere e dal rigore del tempo”.

    Adolfo Natalini
  • “La fotografia poteva, doveva essere liscia, gradevole, splendente, perfetta, assolutamente perfetta, doveva rappresentare la “realtà” come se la realtà fosse una verità, anzi fosse una verità comunque gradevole. In quegli anni il primo a capire, a impossessarsi di questo tipo di cultura della fotografia à stato senza dubbio Aldo Ballo”.

    Ettore Sottsass
  • “Una fotografia, come diceva Aldo stesso, che cercava di ‘andare dentro gli oggetti’ per leggerli meglio”.

    Isa Tutino
  • “Il materiale fotografico era quindi tutto preparato internamente e organizzato direttamente da Aldo affinché tutto fosse più che mai
    perfetto: non c’era bisogno di ritocchi o manipolazioni in Photoshop, perché la maestria era tale che se anche Photoshop fosse
    all’epoca esistito, Aldo non lo avrebbe usato, ne sono convinto”.

    Michele De Lucchi
  • “Le loro foto sono veri e propri ritratti, sapevano fare di un mobile un personaggio”.

    Isa Tutino
  • “Uno stile arioso, pieno di chiarori, quasi evanescente, estremamente rispettoso del soggetto da ritrarre, e perciò delicato e dimesso, ma sempre inconfondibile, intenzionato a creare un’aura carismatica attorno all’oggetto.
    Ed è proprio attraverso queste immagini gentili, descrittive ma sempre estetiche, immobili e un po’ metafisiche, che la bellezza del Bel Design italiano si è imposta nel mondo”.

    Alessandro Mendini
  • “E alla fine arriva solo un clic, forse due, per tentare due diaframmi diversi, e improvvisamente tutto finisce, tutto il set diventa vecchio e superato, già la polvere comincia a cadere e depositarsi sulle superfici lucide, pure, specchianti”.

    Michele De Lucchi